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Vincitori e vinti il giorno dopo


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Vincitori e vinti il giorno dopo ASCOLI — Hanno trascorso la notte in bianco i candidati ascolani, tra dati ufficiali, ufficiosi e frenetiche anticipazioni. Per il neo-senatore della Casa dele Libertà, Amedeo Ciccanti «è stata una lunga notte, conclusasi felicemente per me alle 6,30 quando sono andato a riposarmi. Ma avevo capitiop che le cose stavano mettendosi bene già verso le 2 del mattino. Ringrazio Ascoli per l'affetto personale e per la fiducia dimostratami — dice sorridente —, un pensiero particolare va ai ragazzi e a quanti hanno accettato di appoggiarmi in questa specie di scommessa, ripartendo dal risultato delle ultime Regionali». Ciccanti promette di dedicare ai suoi amici e sostenitori un manifesto di gratitudine. Di umore comprensibilmente opposto il senatore uscente Gianni Ferrante (Ulivo): «Sono amareggiato — spiega telegrafico — Non son il tipo che analizza il voto. Ma certamente la posizione di Rifondazione Comunista, così come in ambito nazionale, ha spianato la strada al centrodestra». Battuto all' uninominale, il candidato nel collegio camerale Giulio Conti attende il risultato del proporzionale, dove è capolista. Le polemiche sorte in campagna elettorale, e forse la contestazione subita durante il comizio di Fini in città, hanno pesato sull'immagine offerta agli elettori, ma Conti offre anche un' altra lettura del risultato: «Ad Ascoli abbiamo perso per i comportamenti ostruzionistici di qualcuno — ha detto — e mi piacerebbe sapere se queste persone sentono la responsabilità di questo risultato di Alleanza nazionale». Io non ho mai votato contro il mio partito, in nessunissima circostanza. E' evidente invece che qualcun altro lo ha fatto. Sono comunque un uomo di partito — ribadisce — e se passerò al proporzionale sarò il deputato di Ascoli. Il mio sarà sempre un atteggiamento propositivo verso il territorio. Anche il duello a distanza con il senatore Gianni Ferrante sull' istituzione della Provincia di Fermo può aver influito sulla sconfitta, riconosce Conti, che però aggiunge: «Mi pare che le menzogne di Ferrante su questo argomento le abbia pagate anche lui». Esulta Luigi Trivellizzi (Rifondazione): «Eravamo il partito da sconfiggere con la violenza del 'voto utile' e delle 'liste civetta'. Invece ci siamo confermati un po' su tutti i fronti; c'è quindi soddisfazione non solo per il risultato personale, ma soprattutto per il fatto di aver recuperato in zone come quella di Ascoli e il territorio montano, dove abbiamo recepito le esigenze di quelle fasce sociali vicine, per problemi, al nostro elettorato». I circa 4.200 voti riscossi da Alessandro Barchetta (Fiamma Tricolore) sono stati salutati dal candidato di destra con un sorriso: «Ho trovato oltre 500 voti in più rispetto alle mie previsioni, segno che il nostro programma, fatto di cose piccole ma concrete, è stato recepito. Per me è stata una campagna elettorale dura, sostenuta prevalentemente con i denari usciti dalle dalle mie tasche e con l'aiuto di molti che vorrei ringraziare». La mancata alleanza tra Rifondazione e Lista di Pietro con la restante coalizione del centro sinistra è la chiave del successo di Berlusconi, tiene a ricordare Dante Merlonghi (Lista Di Pietro): «Il dato nazionale è quello che più delude — spiega — visto che in provincia abbiamo strappato un 4,5 per cento. L'Ulivo ha preferito fare i conti con la Margherita infischiandosene della Lista Di Pietro e di conseguenza ha riscosso un risultato ovvio, senza l'appoggio delle altre forze. Ora dobbiamo tutti ripartire da da capo; anche per questo siamo disposti a un confronto tra le parti». Gino Vallesi (Democrazia Europea) magari si aspettava qualcosa di più in ambito nazionale: «Ad Ascoli abbiamo quasi centrato il 7 per cento — sottolinea — un voto convinto e difficile. Rispetto ad altre realtà il nostro dato risulta omogeneo, ma è ovvio che abbiamo risentito del bipolarismo». Si respira aria pesante tra i radicali della Lista Bonino. Massimo Pagnotta (candidato alla Camera) fa mea culpa: «Nel capoluogo ci siamo difesi, ma il fatto di non aver centrato il 4 per cento pesa come un macigno. Non siamo riusciti a farci conoscere, forse non serviamo o forse il nostro sciopero è stato frainteso». La sua collega Tiziana Antonucci conclude con una specie di dichiarazione di guerra: «La nostra battaglia continuerà, nonostante tutto». di Claudio Romanucci INIZIO PAGINA

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Inserito da Redazione Amandola.com il 15-05-2001

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