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Tutti contro l’abortificio di Maresca


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AMANDOLA — Ad Amandola è lecito morire, ma vietato nascere? L'interrogativo è stato sollevato da molti cittadini dopo che ieri il locale ospedale è stato trasformato in abortificio. Vista la chiusura (mesi fa) del reparto di ostetricia-ginecologia, i timori del sindaco Franco Rossi sono presto spiegati: “Il manager Asl Maresca si affretta a dire che le interruzioni volontarie di gravidanza sono state effettuate ad Amandola perché le sale operatorie dell'ospedale di Ascoli erano impegnate per una serie di interventi ripresi in diretta nell'ambito di un convegno. Ciò non ci basta! I tagli subiti dal nostro nosocomio, infatti, hanno sempre avuto un inizio… per caso. Quando fu chiusa per la prima volta l'ostetricia, ci dissero che sarebbe stato un provvedimento provvisorio. Col passare degli anni, ecco che si è innescato il braccio di ferro per poter riaprire il reparto, chiuso da quasi un anno. Non discuto: la legge permette l'interruzione volontaria delle gradidanze. Contesto però che la decisione sia stata presa senza consultarci. Già tre anni fa fu prospettato ad Amandola l'uso della sala operatoria per casi di Ivg: la cosa poi fu lasciata cadere”. Rossi, medico di base, è intenzionato ad andare a fondo della questione. Ma vediamo come è andata la giornata di ieri. Dei dieci aborti annunciati, ne sono stati effettuati sette (tre donne non si sono presentate). Certo è che, visti gli spazi angusti (riaperta per l'occasione l'ex degenza di ostetricia), da un punto di vista della privacy la soluzione-Amandola non è stata il massimo. Ad effettuare le interruzioni di gravidanza, in mattinata, una equìpe di medici esterni. Le donne sono poi state trattenute in ospedale in regime di day hospital, assistite dal personale interno e dimesse nel primo pomeriggio. La vicenda farà discutere. Duro il commento dei consiglieri regionali di An Franca Romagnoli e Guido Castelli. “Come donna -tuona la Romagnoli- rimango inorridita nel sapere che in un reparto giudicato non idoneo alla nascita, a causa di scarsa sicurezza, si possano praticare gli aborti. Quanto accaduto conferma la linea politica dei Ds in materia di sanità. Ho già fatto battaglie contro la pillola abortiva, proposta dalle donne Ds; ora farò altrettanto”. “La scelta della Asl è incomprensibile e offensiva -aggiunge Castelli-. Dove sono finite le dichiarazioni di impegno di politici di sinistra profuse in favore del nosocomio montano? Sul caso ho preparato un'interrogazione al presidente D'Ambrosio”. di Fabio Paci

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Inserito da Redazione Amandola.com il 11-05-2003

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