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Sempre più condanne per frodi alimentari


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Ecco i numeri delle sentenze passate in giudicato. Il parere di Migliori Sempre più condanne per frodi alimentari: sotto tiro le olive con il ripieno alterato di Teresa ValianiASCOLI — Ammontano a 23 milioni e 700 mila lire le sanzioni che hanno colpito una ventina di commercianti della provincia accusati di frode e sofisticazioni alimentari. I numeri sono quelli pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale alla voce: «Elenco delle sentenze passate in giudicato» e si riferiscono al ’99. Tra multe e ammende, i produttori e le ditte alimentari coinvolte dai procedimenti penali hanno dovuto sborsare, a testa, somme che vanno dalle 600 mila lire a oltre 4 milioni.La sentenza più rilevante è piombata addosso a un commerciante di Amandola che, con una sentenza emessa dall’ex pretura di Ascoli è stato condannato a pagare 4 milioni e 750mila lire «per aver detenuto, per vendere, 4 chili di olive ripiene all’ascolana insudiciate e, comunque, nocive per la presenza di elevata carica microbica». E proprio il tipico prodotto della gastronomia locale risulta spesso al centro dei processi per sofisticazione alimentare. Su 23 sentenze passate in giudicato, sono infatti 8 quelle relative a detenzione e vendita di olive ripiene risultate alterate. Gli altri procedimenti, invece, riguardano la commercializzazione di tortellini, vongole cotte e surgelate, acqua minerale con coliformi, alimenti congelati e surgelati «rifilati» ai clienti al posto di quelli freschi, polpette di carne con ripieno di spinaci, spezzatino di pollo con sottaceti ad elevata carica microbica e salsiccie di carne di maiale contaminate da salmonella. Non manca, poi, un pacchetto di semi di zucca tostati «insudiciato dalla presenza dei resti di un topo». Sulla sfondo di questi dati un panorama desolante creato, spesso, dall’incuria, anche se i numerosi processi definiti, o ancora in corso, dimostrano che la guardia nei confronti delle frodi alimentari resta alta. E il numero elevato di controlli è comunque garanzia di maggiore qualità. Anche se in qualche caso gli esperti puntano il dito contro i parametri fissati dalla legge. Come per l’oliva ripiena all’ascolana. «Il problema — spiega Zè Migliori — è che dal punto di vista batteriologico le olive sono considerate al pari della pasta fresca riempita. Ma è ovvio che riempire una farina o un’oliva è diverso: e così i parametri dovrebbero essere diversi. La farina è sicuramente più sterile. Su questo, comunque, si sta lavorando. Anche le Asl si stanno rendendo conto che c’è qualcosa da rivedere».

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Inserito da Redazione Amandola.com il 01-04-2004

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