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Parto d’emergenza all’ospedale


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Parto d’emergenza all’ospedale di MANUELA TRAINI AMANDOLA – Dopo due anni nei corridoi dell’Ospedale di Amandola si è sentito di nuovo il primo pianto di un neonato. Domenica pomeriggio, una donna di nazionalità albanese, residente ad Amandola, si è recata presso il nosocomio amandolese perché, improvvisamente, il suo bambino aveva deciso di nascere e non c’era il tempo per andare ad Ascoli Piceno dove avrebbe dovuto partorire. La signora ha messo al mondo il figlio nelle vecchie sale che un tempo ospitavano il punto nascite. L’assistenza è stata prestata dai dottori Brinci del 118 e Clementi, primario anestesista della sezione cardio-chirurgica dell’Ospedale di Teramo, dal dott.Germani e dall’Ostetrica Simonella di Montalto, accorsa appena avvisata. Intorno alle ore 15 circa è nato un bel maschietto senza nessun tipo di complicazioni. Appena le condizioni lo hanno reso possibile, mamma e neonato sono stati trasferiti al Mazzoni di Ascoli Piceno. Una vicenda dal lieto fine che, oltre alla nostalgia per il ritorno, seppur episodico, all’attività del reparto chiuso, ha riportato a galla vecchie questioni. «Il mio primo pensiero – commenta il Sindaco di Amandola, Riccardo Treggiari – è di ringraziamento all’equipe medica che ha garantito l’assistenza alla donna. Il secondo va alla nostra legittima richiesta, avvalorata ancor di più dall’accadimento: un minireparto di ostetricia aggregato alla chirurgia con la presenza di un ginecologo e un pediatra. La sicurezza quando si è in simili condizioni è rappresentata dalla vicinanza di un’assistenza qualificata». La chiusura del punto nascite, costringe le donne in dolce attesa dell’entroterra a recarsi presso il “vicino” nosocomio ascolano, a circa 45 Km da Amandola. «Il reparto è stato chiuso soprattutto per questioni di insufficiente sicurezza – dice Enrico Gasparri, del Comitato Cittadino per la Difesa della Vita in Montagna – ora io mi chiedo: che tipo di sicurezza fisica e psicologica si può offrire a donne che nel territorio montano si ritrovano prive di una struttura ospedaliera e devono far fronte a situazioni di emergenza».

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Inserito da Redazione Amandola.com il 13-10-2004

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