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Ospedali: riforma “soft”, ma la protesta è dura


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Ospedali: riforma “soft”, ma la protesta è dura Il sindacato dei medici Anaao: «Bisognava riconvertire più presìdi, ce ne ricorderemo alle elezioni» di CLAUDIA PASQUINI ANCONA – I medici dicono che è insufficiente, gli enti locali che penalizza troppo il territorio. Non è stato ancora approvato ma fa già discutere. Il riordino ospedaliero che la giunta regionale si appresta a varare la prossima settimana (la riunione di ieri è slittata per il caso Api) è meno severo di quanto annunciato, ma solleva comunque reazioni contraddittorie. L’esecutivo è stretto tra le proteste dei sindacati dei medici, che avrebbero voluto una maggiore razionalizzazione per poter reinvestire il risparmio negli ospedali di rete, e le pressioni dei partiti politici che si sono arroccati nella difesa delle strutture dei loro territori di provenienza. La scelta sembra quella del “basso profilo”: tre chiusure, a Porto San Giorgio, Montegiorgio e Montegranaro, tre riconversioni in lungodegenza a Sassocorvaro, Treia e Matelica e la soppressione di alcuni punti nascita. Altre chiusure saranno spalmate nei prossimi anni I medici Dopo Cimo e Anpo, per i medici scende in campo anche l’Anaao, il sindacato più rappresentativo. «La manovra di riordino – commenta amareggiato il segretario regionale Osvaldo Scarpino – è scontata e ratifica l’esistente senza dare risposte serie per il futuro. Dopo aver passato mesi a convincerci che sarebbero bastati anche tre ospedali per curare tutti i marchigiani, ora la giunta ci dice che più ospedali ci sono e meglio è». Secondo Scarpino, per cui il giusto compromesso è quello di un ospedale per zona, è necessario spiegare alla gente che «la medicina moderna è strutturata in modo diverso». «Oggi i piccoli interventi di chirurgia, come le vene o le ernie si fanno in ambulatorio – prosegue – e non c’è alcun bisogno di essere ricoverati in reparto. Si può tornare a casa». Diverso il discorso per gli interventi importanti che secondo il medico devono essere effettuati nei grandi ospedali adeguatamente attrezzati. «Si parla spesso degli ictus – sottolinea ancora -. Nelle Marche ce ne sono cinquemila all’anno e quasi un terzo dei casi viene curato in strutture inadeguate che non hanno neanche la possibilità di fare una Tac. In questo caso non sarebbe meglio un trasferimento rapido in eliambulanza in un ospedale attrezzato? Anche per le zone più lontane sono convinto che questa è la soluzione migliore». Il rappresentante Anaao si dichiara arrabbiatissimo: «Il presidente della giunta D’Ambrosio sta gestendo la sanità senza ascoltare nessuno – conclude – ce ne ricorderemo tra sei mesi al momento del voto». I politici Il piano di riordino è arrivato anche in commissione sanità e dopo l’approvazione della giunta (non del consiglio regionale come scritto ieri per una svista, ndr), andrà in consiglio regionale. Il presidente della Commissione sanità Andrea Ricci (Rc) dopo una prima rapida lettura si dichiara soddisfatto. «In linea di massima mi sembra che sia stato raggiunto un buon punto di equilibrio tra le esigenze di risparmio e quelle del territorio». Di tutt’altro parere il sindaco di Amandola che alla notizia della soppressione del punto nascita del suo paese è insorto. «Vogliamo un minireparto di ostetricia – ha affermato – Non pensino di accontentarci con una casa parto». Focalizza invece l’attenzione sulla situazione della neo provincia di Fermo il consigliere regionale di An Franca Romagnoli: «Scompaiono gli ospedali minori – dice – con la farsa del mantenimento del day surgery e chirurgia minore in alcuni ospedali di polo il tutto con l’aggravante che nonostante sia stata istituita la provincia di Fermo si continua a ragionare su quattro aree vaste e non cinque. E’ vergognoso – incalza la Romagnoli -. Sindacati, Tribunale del malato, sindaci e popolazione sono pronti alla rivolta se la giunta non provvederà ad istituire cinque aree vaste e conseguentemente a ripartire per cinque posti e risorse». Molto critica e puntuale infine Cristina Cecchini di Sinistra Democratica: «La delibera della giunta sul riordino dei posti letto nei singoli presidi ospedalieri – afferma – apre ufficialmente il dibattito tra le forze politiche in consiglio regionale. Il ritardo di 10 mesi (dalle previsioni del piano sanitario) con il quale la giunta presenta questo atto è già molto significativo. I direttori di zona e i direttori generali hanno nel frattempo già messo in atto “le riduzioni” alla faccia della programmazione affidata al consiglio regionale. E tutto è avvenuto in via numerica e non programmatica. Infatti la giunta deve ancora approvare l’atto aziendale, atto con il quale i direttori generali elaborano sulla base degli indirizzi e dei criteri formulati gli organigrammi, i dipartimenti aziendali, sovraziendali zonale i distrettuali. Così come sono lontani dal nascere i progetti obiettivo sul materno infantile, la salute nei luoghi di lavoro che dovevano essere approvati entro sei mesi dal piano sanitario». Cecchini passa poi ad esaminare i numeri: «Innanzitutto – continua – il taglio dei posti letto delle strutture pubbliche sono rilevanti, mentre sono salvaguardate le strutture private (un esempio per tutti Tolentino chirurgia a ciclo breve 12; Marchetti chirurgia generale, 20; lungodegenza Tolentino 2), mentre Montegrano, San Giorgio, Montegiorgio strutture pubbliche muoiono. Ridicola inoltre è la diffusione delle alte specialità – dice ancora Cecchini -. A Pesaro l’alta specialità di neurochirurgia ha posti letto zero, così ad Ascoli, mentre a Macerata si sono dimenticati anche di mettere la riga. Molti ospedali di rete, così come avevamo sostenuto in sede di dibattito in consiglio regionale diventano ospedali con due unità operative (medicina e chirurgia, e con i posti indistinti si coprono le altre specialistiche)». La consigliera porta ad esempio Jesi dove scompaiono «oculistica odontostomatologia, nefrologia e oncologia, Fabriano che rimane senza oculistica, odontostomatologia, otorino, nefrologia, oncologia, Civitanova privata di nefrologia e oncologia e Fermo senza più oculistica, malattie endocrine, nefrologia, oncologia». Dopo le critiche, Cecchini annuncia battaglia in commissione e la presentazione di una proposta da parte del suo partito.

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Inserito da Redazione Amandola.com il 16-09-2004

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