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Non è l’ospedale degli aborti


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Nel reparto di ostetricia si terranno dieci interventi di interruzione volontaria di gravidanza. Castelli prepara un’interrogazione regionale ma Maresca replica: “Si tratta solamente di una soluzione una tantum per garantire la privacy alle donne” Amandola, il sindaco Rossi e la giunta gridano allo scandalo “Non è l’ospedale degli aborti” AMANDOLA – Il dissidio (mai sopito) tra il sindaco di Amandola, Franco Rossi e il commissario straordinario dell’Asl, Mario Maresca sull’utilizzo dell’ospedale di Amandola torna nuovamente d’attualità. Il motivo è la programmazione di dieci interruzioni volontarie di gravidanza, in programma nella mattinata di oggi, nella sala operatoria dell’ospedale di Amandola il cui reparto di ostetricia e ginecologia è chiuso dalla scorsa estate. Il provvedimento dell’azienda sanitaria ha provocato immediatamente la sollevazione del sindaco e dell’intera giunta comunale. Il sindaco Franco Rossi ha convocato ieri d’urgenza la giunta che ha approvato all’unanimità un documento per scongiurare la trasformazione della divisione in “un reparto adibito all’esecuzione di aborti”. Nella delibera, paventando che l’utilizzo contingente di una mattinata possa trasformarsi in qualcosa di definitivo, sindaco e assessori giudicano “deprecabile il comportamento della Asl 13″ ed esprimono “il più totale disappunto sia contro l’azienda sia contro la Regione Marche”, che hanno avuto un comportamento “irriguardoso nei confronti della popolazione”, invitando a “interrompere l’eventuale servizio di Ivg, rispettando il sentimento di tutela della vita perseguito dalle popolazioni montane e dall’amministrazione comunale”. La giunta non vuole che il reparto venga “trasformato in ambulatorio dove si pratica l’aborto, pur consentito dalla legge”. La delibera è stata inviata alla Asl, alla Regione Marche, alla quinta commissione consiliare regionale, alla Provincia di Ascoli Piceno, al consiglio della comunità montana dei Monti Sibillini e agli altri Comuni del comprensorio. Il sindaco Rossi, lui steso medico (di base), alla guida di un’ amministrazione di centro-destra che si batte da mesi a suon di ricorsi al Tar contro la chiusura di ostetricia, disposta dalla Asl per inadeguatezza dei locali alla normativa di sicurezza, sostiene anche di non avere avuto nessuna comunicazione ufficiale. “Delle dieci interruzioni di gravidanza – spiega – siamo venuti a sapere tramite alcuni movimenti in ospedale, come la preparazione delle camere e dei letti”. E secondo lui, ci sarebbe un precedente: “Nel 2000 fu prospettato l’uso del reparto di Amandola per Ivg, ma poi la cosa fu lasciata cadere”. ” Mi auguro che l’allarme doverosamente lanciato dal sindaco Franco Rossi provochi l’annullamento di una decisione che mortificherebbe la dignità di una realtà sociale e sanitaria che per decenni si è distinta per professionalità ed efficacia” rimarca il consigliere regionale, Guido Castelli. “Alleanza Nazionale – prosegue l’esponente del partito di Fini – dice no ad una scelta incomprensibile ed offensiva che rappresenterebbe un ulteriore schiaffo da parte dell’Asl 13 alle legittime istanze di tutto il comprensorio montano. In qualità di consigliere regionale ho predisposto una specifica interrogazione al presidente D’Ambrosio per appurare la fondatezza della notizia e per verificare l’orientamento reale che la giunta marchigiana intende assumere rispetto alla problematica della sanità amandolese. Trasformare un reparto in un abortificio è un fatto inaccettabile contro il quale ogni coscienza ha l’obbligo d’insorgere”. Assunte informazioni abbiamo appreso direttamente dal commissario straordinario dell’Asl Maresca che la seduta di IVG non intende minimamente “determinare di fatto” una trasformazione del reparto di ostetricia e ginecologia (come noto chiuso a suo tempo con decisione della competente autorità regionale, ed attualmente sotto esame del Tar adito dall’Amministrazione comunale), dal momento “che si tratta di un provvedimento una tantum, che trova motivazione nella difesa della privacy che l’Asl 13 è tenuta a garantire alle dieci donne che si sottoporranno all’intervento”. Oggi, infatti, per l’atteso meeting scientifico della Chirurgia del Mazzoni, che riprenderà in videoconferenza diretta alcune performances dai tavoli operatori, tutto il reparto interessato sarà occupato da operatori e tecnici della televisione, quindi non garantendo certo la dovuta privacy alle utenti”. Perciò appaiono solo allarmistiche le preoccupazioni del primo cittadino e della sua giunta. “Come noto l’interruzione volontaria della gravidanza è garantita per legge e l’Asl deve rispettarla sotto ogni profilo. L’obiezione può venire, perciò, solo dai medici e non dagli amministratori comunali, cui si può rispettare il pensiero, ma non di più”.

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Inserito da Redazione Amandola.com il 10-05-2003

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