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Nelle Marche potrebbero chiudere Chiaravalle, Loreto e Amand


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Nel Lazio a rischio le strutture dei Castelli Romani Nelle Marche potrebbero chiudere Chiaravalle, Loreto e Amandoladi ANNA MARIA SERSALEROMA – Si allarga il fronte della protesta. Gli italiani difendono a denti stretti i loro ospedali, anche se questi sono finiti nella lista nera perché considerati «inutili», «poco affidabili» o «inefficienti». Il governo alza la bandiera della «razionalizzazione», ma i cittadini quella della «tutela della salute». Ed è guerra tra le associazioni dei malati e le regioni, che stanno studiando quando e dove sopprimere migliaia di posti letto. I sindacati intanto annunciano un «autunno caldo, anzi caldissimo». «Mobiliteremo le piazze», sostiene Luigi Canali, della Cisl Lazio. «Il piano dei tagli indiscriminati non passerà – avverte Gloria Malaspina, responsabile nazionale della Cgil per le politiche della salute – I conti in rosso non possono essere sanati sulla pelle dei cittadini. Non difendiamo il campanilismo e le scelte clientelari o elettoralistiche, nè siamo contrari al riordino, purché abbia criteri diversi. Non accettiamo la logica del risparmio, non importa come. Prima di cancellare, demolire, azzerare, vanno garantite sul territorio strutture alternative intermedie, alle quali la gente possa rivolgersi».Ai piemontesi e ai pugliesi, che proteggono i loro ospedali con le donne incinta nelle strade e le saracinesche dei commercianti abbassate, si sono aggiunti, in Lombardia, i cittadini di Merate, Lecco, e di Bellano sul lago di Como: sono pronti alle barricate se gli sottrarranno i due nosocomi di zona. A Merate, 15 mila abitanti, il "Mandic" ha 200 posti letto e funziona da "policlinico", avendo tutti i reparti. La struttura di Bellano, invece, ha un centinaio di posti ed è l’unica che serva la Comunità montana della Valsassina. «Contro il piano di soppressione è già partita una raccolta di firme – spiega Fulvio Aurora, coordinatore nazionale di Medicina democratica – Quanto a Bellano era stato ristrutturato tre anni fa e riconvertito da ospedale "generico" a struttura per la riabilitazione. Perché chiuderlo? La gente non si rassegna».«Nel Lazio, dove si annuncia una drastica riduzione di letti – sostiene Luigi Canali, Cisl – sono in pericolo gli ospedali dei Castelli Romani, perché considerati "ospedali-fotocopia". Ma è un errore smantellare il pubblico, che può essere riorganizzato. Così si fa solo un regalo ai privati, aumentando la spesa sanitaria, senza alcun risparmio».Le ragioni che spingono il governo a "tagliare" letti o tempi di degenza suonano alle orecchie della gente come provocazioni. Nelle Marche, per esempio, dove in provincia di Ancona sono considerati a rischio i nosocomi di Chiaravalle e Loreto, e in provincia di Ascoli la struttura di Amandola, gli abitanti sono pronti alla mobilitazione. Quanto alla Sardegna, altra regione su cui si abbatteranno le forbici del governo, c’è già una grande mobilitazione popolare in difesa dei piccoli ospedali, che poi tanto piccoli non sono. L’ospedale di Ozieri, 90 posti letto, dovrebbe essere chiuso perché troppo vicino a Sassari e Olbia. Quello di Lanusei, Nuoro, 110 posti e tutti i reparti, compreso cardiologia, dovrebbe sparire perché dopo la realizzazione della superstrada a 4 corsie la gente può raggiungere ospedali più attrezzati nelle città vicine. Un’altra "vittima" del "piano taglia-sprechi" è i Fratelli Crobu a Iglesias, 75 posti, distante una cinquantina di chilometri da Cagliari, colpevole di essere il "doppione" di Carbonia.«Anche in Sicilia la gente non è tranquilla – raccontano i sindacati della regione – Si parla di 4 mila posti da eliminare, perché la spesa sanitaria ha sforato il tetto di 129 milioni di euro. E’ stata convocata una commissione per decidere dove tagliare e quali strutture accorpare. Ma vanno concordati i criteri».

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Inserito da Redazione Amandola.com il 29-08-2002

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