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Ma la Sibilla non si fa intimidire


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ASCOLI— Abbiamo attraversato i comuni piceni del Parco dei Sibillini seguendo le tracce della Sibilla, di una donna senza età che ha tinto queste terre di saggezza e di quel buon senso profetico, tutto al femminile, che la individua come modello attualissimo delle donne del nuovo millennio. In molti hanno tentato di farle la “festa”, di demonizzarla, di cancellarne il ricordo. Regina delle pietre, delle piante, degli animali, la Sibilla dei nostri monti veglia da sempre sull'ecosistema dei Sibillini e custodisce i sogni, le aspirazioni, l'ansia di giustizia e l'anelito alla conoscenza degli umani. Io l'ho intravista nel roseo profilo di Monte Sibilla, nei ricci dorati dei castagni secolari, nel volo solitario dell'aquila, … ma soprattutto nello sguardo disincantato delle anziane donne della montagna e nei loro racconti. E tutt'oggi non riesco a comprendere come un elemento antropologico e culturale così caratterizzante per questo territorio, possa essere ignorato dalla politica amministrativa locale, o con che criterio possa essere banalizzato per pubblicizzare prodotti “tipici” propri anche ad altre regioni. Di natura incontaminata, torrenti e forre, percorsi escursionistici, graziosi borghi medievali, antiche chiese, eremi e santuari mariani, la nostra bella Italia è piena, e Parchi Nazionali e aree protette ne coprono ormai una buona parte! Ma il territorio dei Sibillini, anche se Amministrazioni Locali ed Ente Parco mostrano di non saperlo, è stato ed è tutt'ora noto in Europa e nel mondo, come la terra della Sibilla e della grotta appenninica. Possibile che qui si disconosce un'individualità territoriale che tutti ci attribuiscono e c'invidiano? Sembrano patetiche le campanilistiche preoccupazioni dei Sindaci sul futuro dei piccoli comuni privi di mezzi e poveri di risorse! E anche la realizzazione dell'autostrada informatica delle aree interne, annunciata da Ciaffaroni, non è certo una novità a fronte dei già esistenti siti internet sulla Sibilla e la sua grotta, visitati centinaia di volte al giorno! Per non parlare del Museo Antropogeografico d'Amandola, che sarà in ritardo cosmico rispetto agli studi internazionali già in essere sul “parco” antropologico e leggendario della Sibilla appenninica, donna d'Europa! Ma ancor più stupisce l'atteggiamento “nichilista” dell'Ente Parco nei confronti di quella che è l'emergenza più eccellente del territorio sotto la sua giurisdizione! L'ha inspiegabilmente ignorata per circa vent'anni, e quando Università e Soprintendenza hanno ipotizzato le valenze archeologiche del sito ipogeo di Monte Sibilla, il Presidente Graziani si è sperticato (lui che per scelta ideologia e politica dovrebbe essere come S. Tommaso) nel motivare l'esigenza di lasciare tutto com'é. Ciò non per tutelare l'integrità ambientale del monte e della grotta, bensì sostenendo che studi e ispezioni avrebbero “ucciso il Mito”. Fortunatamente siamo nel terzo millennio e alle “bufale” non ci crede più nessuno, neanche i Sindaci del Parco! Se é pur vero che la politica delle aree protette s'informa a leggi generali che possono avere di per sé stesse un senso, mi domando: non sarebbe antidemocratico imporle, come un dogma politico, a un territorio che le recepisse antitetiche al suo humus ambientale e culturale? Ecco perché, si è preferito ignorare ciò che maggiormente individua il territorio sibillino: per meglio uniformarlo e renderlo così idoneo a calzare modelli precostituiti. Un disegno piuttosto subdolo e atto a perpetrare, a mio avviso, il vero genocidio del mito sibillino. Educare e aiutare la gente a consapevolmente proteggere e difendere il proprio habitat naturale, a riconciliarsi all'ecosistema montano, a riscoprire e valorizzare la propria coscienza culturale, a recuperare e attualizzare le proprie risorse riconvertendole in una “reale” economia sostenibile…questo e quant'altro, la politica dell'Ente Parco avrebbe dovuto fare! E oggi, si vuole forse “ingessare” col nuovo Piano del Parco un esperimento fallito? Facciano pure per tutto il resto, ma per la Sibilla e la sua grotta è oramai troppo tardi! L'eco del suo spirito libero rimbomba fra i monti e le valli, e oltre ad attrarre artisti della portata di Andrea Bocelli a testimoniarlo nel canto, si traduce nel malcontento e nell'ostilità della gente, e nel dissenso di tutto un par terre europeo di studiosi e appassionati dei risvolti infiniti di un Mito immortale. di Anna Maria Piscitelli

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Inserito da Redazione Amandola.com il 13-03-2002

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