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La Val Marecchia di fronte al bivio


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La lontananza da Pesaro ha regalato tali e tante agevolazioni che la vallata del Tronto o quella del Chienti si sognerebbero Barbieri: Ci sentiamo romagnoli. Varotti: Ci conviene rimanere nelle Marche La Val Marecchia di fronte al bivio NOVAFELTRIA – E’ tutto chiaro: la Val Marecchia vuol lasciare le Marche perchà© sta troppo bene. Sì, é vero, qui non sembra di stare nelle Marche ma in Svizzera. Basta risalire su su per la Marecchiese, venti chilometri di Provinciale a doppio senso, per capire. In questo lembo di terra che confina con l’Emilia e la Toscana, famoso per le sue rocche e i suoi castelli, per il tartufo e il formaggio di fossa, di montano parla solo la geografia. Quanto ai servizi, da queste parti ce ne sono tali e tanti da far invidia non solo alle altre zone di montagna della regione, ma persino a qualche grande città . Eppure i sette microcomuni di Novafeltria, Casteldelci, San Leo, Maiolo, Talamello, Sant’Agata Feltria, Pennabilli, domenica e lunedì decideranno se sbattere la porta in faccia alla loro regione, madre benevola e non matrigna, per passare armi e bagagli dall’altra parte. Con l’Emilia Romagna. E aprendosi a tutta una serie di incognite. Dalla provincia di Pesaro a quella di Rimini. Per questioni di cuore, o di etnia. O forse, come si é sostenuto durante l’aspra battaglia referenderia: I marecchiesi hanno la testa grossa come i riminesi.Nelle nostre vene scorre sangue romagnolo, si sente dire. Sia chiaro: il referendum ha valore consultivo. Dovessero prevalere i secessionisti, e per farlo avrebbero bisogno di 8206 voti (la metà  più uno degli iscritti alle liste elettorali, ndr.) occorrerebbero comunque il parere delle due Regioni e l’avallo del Parlamento. E Violante, Ds, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, ha già  fatto presenti i suoi mal di pancia sulla questione.Ci sentiamo romagnoli – sintetizza l’avvocato Bianca Barbieri, una delle animatrici del comitato del sì – e con questa nostra iniziativa non abbiamo fatto altro che rappresentare le esigenze, il volere, le aspettative delle generazioni che ci hanno preceduto. Vogliamo che la nostra gente dica con chi vuole stare. E’ un’occasione storica.Certo, qui si mangia la piadina, si parla un dialetto più simile al romagnolo che al pesarese, persino i telefonini sono traditori e indicano sul display Rimini piuttosto che Pesaro.Ma dire che le Marche o Pesaro questa zona l’abbiano dimenticata é bugia. Si puà fare di meglio, certo – spiega Amerigo Varotti, direttore provinciale della Confcommercio e leader del comitato del no – ma la nostra battaglia vuol essere quella di rivendicare, chiedere più servizi restando dove siamo. Non é cambiando regione che si risolvono i problemi. Anzi, la lontananza da Pesaro (un’ora e mezzo di strada) ha regalato alla Val Marecchia tali e tante agevolazioni che la vallata del Tronto o quella del Chienti, Amandola o Acquasanta si sognerebbero. Qualche dato per capire.I sette comuni hanno un ospedale, polizia stradale, vigili del fuoco, due postazioni del 118, compagnia di carabinieri. Continuiamo? Bene. Ufficio Inps, catasto, brigata della Guardia di Finanza, centro per l’impiego, sette scuole superiori oltre che medie ed elementari. E ancora: la comunità  montana e la Guardia Forestale. E’ vero, é stata chiusa la Pretura di Novafeltria e tutti i procedimenti giudiziari spostati al Tribunale di Pesaro. Per arrivarci, serve più di un’ora e mezzo. Scendere giù per la Marecchiese fino a Rimini e da lì verso sud per Pesaro. E gli avvocati smusano. Ma c’é pure il risvolto della medaglia: a Pesaro il tempo medio di una causa civile é quasi la metà  di quello del tribunale di Rimini. Per non parlare del penale. Conviene allora?L’ospedale certo, non é come quello di Torrette o Rimini. Ma neppure come quello di Amandola. Manca solo la rianimazione. Per il resto, dalla Tac alla cardiologia, dalla pediatria alla medicina c’é tutto. La chirurgia ha effettuato 1100 interventi solo nel 2006, 114 sono i nati a Novafeltria. Ancora? In undici mesi ci sono stati tremila ricoveri. E per fare una Tac occorre una settimana, a Rimini cinque volte tanto. Certo, per le emergenze più gravi si va in Emilia, a Cesena o Bologna. Ma in compenso, oltre alla Potes di Novafeltria la Regione ha messo a disposizione infermieri e ambulanza anche nella sperduta Ponte Messa. L’Emilia, dal canto suo, in pochi anni ha chiuso gli ospedali di Verucchio, Bagno di Romagna, Forlimpopoli e Savignano, tanto per citare le cittadine più vicine alla Val Marecchia. Varcando il confine, resterebbe aperto quello di Novafeltria? Secondo il comitato del sì, il direttore dell’Asl di Rimini ha dato garanzie, secondo quelli del no farebbe la stessa fine di tutti gli altri piccoli ospedali emiliani. Anche perchà© un conto é stare a un’ora e mezzo da Pesaro, altro a mezz’ora da Rimini. Varranno le stesse logiche? Incognita. Anche sulle scuole non si é badato a spese: fino a vent’anni fa nisba. Poi la Provincia ha aperto sette istituti e s’appresta ad inaugurare il liceo scientifico e nuove aule al Tecnico. Per un totale di 725 studenti, molti dei quali di San Marino, emiliani, toscani. Più mobilità  attiva che passiva.Per non parlare dei carabinieri. La piccola Val Marecchia ha una compagnia: 104 militari che hanno effettuato – roba da record – 450 arresti negli ultimi quattro anni. Sant’Arcangelo di Romagna, paese di 20 mila abitanti al di là  del fiume, terra romagnola, per la stessa popolazione di carabinieri ne ha sei. Sì, capito bene, sei contro 104. Resterebbe la compagnia di Novafeltria? Mistero.Come é un’incognita capire che fine faranno i 14 poliziotti in servizio presso la Stradale, i finanzieri, i vigili del fuoco considerando che diverrebbero dei duplicati di presidi esistenti al di là  della vallata. E poi vale sempre il discorso della lontananza dal capoluogo: più si é lontani più si ha diritto a chiedere e rivendicare (e Pesaro é effettivamente lontana), più si vicini più si perdono quei privilegi. E il rischio é di diventare da Svizzera delle Marche a Mezzogiorno dell’Emilia. Al cuore non si comanda, é vero. E il cuore é romagnolo. Ma ne varrà  la pena?(1 – Continua)LOLITA FALCONIcorriere adriatico 

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Inserito da Redazione Amandola.com il 10-12-2006

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