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La montagna si ribella ai tagli e difende il suo ospedale


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La montagna si ribella ai tagli e difende il suo ospedale . AMANDOLA – I disagi economici della Regione, causati da un bilancio molto deficitario soprattutto nel settore della sanità, hanno riacceso il dibattito sul futuro dei piccoli ospedali. Tra quelli a rischio, il nosocomio di Amandola. Ora è la gente della zona montana a ribellarsi. «Lo Stato – scrive in una lettera aperta Renzo Mori – ha rinunciato alle sue competenze di gestione, scaricandone la responsabilità sulle Regioni e obbligandole al rispetto dei livelli uniformi di assistenza. I soldi non bastano? Ecco in arrivo tasse, tickets, modifiche al prontuario farmaceutico. E gli assessori regionali vanno in crisi… A questo punto intervengono i soliti 'soloni', a suggerire che per risparmiare bisogna chiudere i piccoli ospedali! E' un ritornello che viene ripetuto da sempre. Quello che si deve comprendere – va avanti Mori – è che questi ospedali, le comunità locali se li sono costruiti con i soldi propri, non dello Stato o delle Regioni, bensì con le contribuzioni dei cittadini; e sono stati gestiti bene fino a quando non è intervenuto proprio lo Stato. Questo con la riforma sanitaria del '78: il Consiglio di amministrazione del presidio, formato da cittadini, fu esautorato e vennero le Usl, cominciarono le spese folli, quintuplicato il personale (con lo stesso numero di degenti!). Ai 'soloni' dico: chiudendo i piccoli ospedali si risparmiano piccole somme; è razionalizzando la spesa in quelli grandi che si viene a capo della situazione. E non si dica che un nosocomio di Ancona sia più importante per un anconetano rispetto all'ospedale di Amandola per un abitante della zona montana dei Sibillini! La differenza dove sta? Sta nei voti: ad Ancona sono tanti, tra Amandola, Montefortino e Montemocaco sono pochi. Cosicché la democrazia (e l'appetito dei politici; ndr) sta proprio dove è maggiore il numero dei voti». f.p. .

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Inserito da Redazione Amandola.com il 14-01-2002

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