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La guerra tra gli ascolani diAmandola e i pesaresi diAcqual


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di ANDREINA DE TOMASSIBuone notizie dal sottosuolo. Re Tartufo ha deciso: basta con le inutili polemiche, basta con le sterili lotte di campanile. Si esca allo scoperto, fuori dalle ombre del sottobosco e si proclami finalmente un’antichissima verità: il tartufo è uno e plurale, come le Marche. Ovvero, si lavori tutti insieme, cavatori, commercianti, ristoratori, per far brillare il tartufo marchigiano sulle tavole internazionali, senza accapigliarsi sull’esatta zona di provenienza. Che cosa è successo, è scoppiata la pace del tubero? Che fine ha fatto l’esuberanza di Acqualagna, nel pesarese, che vanta di essere addirittura la “capitale del tartufo”? E la giovane baldanza di Amandola picena che da tre anni distribuisce “diamanti a tavola”, proclamando l’assoluta superiorità del tuber magnatum pico dei Sibillini? In realtà è accaduto che in due convegni svoltisi nel passato fine settimana: sabato nella sala convegni dell’Hotel “La Ginestra” del Furlo, e domenica nella sala riunioni della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, filiale di Amandola, si è concluso, in estrema sintesi, che è scoccata l’ora di difendere e valorizzare il tartufo delle Marche prima che sia troppo tardi. Ma andiamo con ordine. Vediamo chi c’era e che cosa si è detto nei due convegni ad Amandola e al Furlo di Acqualagna. Ad Amandola, ha preso per primo la parola il sindaco Franco Rossi, per i saluti ai convenuti, poi è intervenuto Domenico Ciaffaroni della Comunità Montana dei Sibillini, per la Regione era presente Vita dell’assessorato Agricoltura, mentre per la Provincia ha parlato Massimo Marcaccio assessore ai Prodotti Tipici. Interessanti le posizioni indirizzate verso un turismo colto, delicato, e non massifcato, espresse da Avelio Marini e da Gino Troli, ex assessore regionale alla Cultura, entrambi dell’associazione Piceno da scoprire; mentre un vero e proprio anello di congiunzione, fra Amandola e Acqualagna, che tra l’altro hanno lo stesso numero di abitanti, quattromila, l’ha rappresentato l’intervento di Piero Cavallini dell’Associazione Tartufai degli Appennini Marchigiani. Sono infine intervenuti: Valerio Chiarini di Slow Food, Roberto Piccinini promotore del turismo regionale, un delegato della Camera di Commercio di Ascoli Piceno; hanno coordinato e organizzato: Stefano Greco e Alberto Mandozzi, quest’ultimo, esperto cavatore e ottimo presidente dell’Atam amandolese. Le conclusioni di questo “Parco del Tartufo”, così s’intitolava l’assise, è che appunto il territorio del parco dei Sibillini dev’essere difeso dall’uso di anticrittogamici, si debbono scegliere le colture biologiche se si vuole vedere i prodotti del bosco, del sottobosco e dell’apparato radicale sopravvivere e prosperare, non si debbono lasciar effettuare disboscamenti irrazionali, né si deve permettere un turismo di massa. Si è criticato il Piano di Sviluppo Rurale perché ha incredibilmente dimenticato i tartufi, si è invocata una legge che permetta il tartufaio di vendere direttamente, emergendo dal sommerso, si è chiesta una procedura che valorizzi la tipicità del tartufo dei Sibillini. Infine, un pizzico di letteratura: ecco la citazione del poeta Luigi Pulci che esaltava, e non certo in forme sibilline, la bontà dei tartufi di questi crinali appenninici, consigliandoli al suo signore Lorenzo il Magnifico ed ecco le famose e illuminate “protezioni per le aree boschive”, dettate e decretate da Federico II da Montefeltro, duca di Urbino, che nei primi decenni del Quattrocento, beato lui, aveva già capito che il bosco è una risorsa non infinita. E con Federico, eccoci dritti dritti nelle vicinanze di Acqualagna, nei pressi del magnifico “orrido” di Passo del Furlo: è qui, che sabato scorso si è svolto l’ottavo convegno sul “Tartufo bianco per un futuro di valore”, manifestazione collaterale alla Fiera della tartufo, giunta al trentacinquesimo anno, e che chiuderà i battenti domenica prossima, 12 novembre. Ha aperto i lavori Bruno Capanna, giovane sindaco di Acqualagna, che, come il suo predecessore Lucciarini, ha difeso i funghi ipogei della zona definendoli i migliori al mondo, ha esaltato la piazza acqualagnese come zona di massimo scambio e commercializzazione. Sono poi intervenuti Giuseppe Dell’Osso, Gianni Franceschi e Guido Gianni, tutti dell’Accademia Italiana della cucina, che hanno raccontato la prima e la seconda giovinezza del tartufo; Vilberto Stocchi ricercatore dell’Università di Urbino, Giovanni Cappuccini dell’Azienda sanitaria urbinate. Ha coordinato il dibattito Roberto Fiorani, e ha concluso lo chef e patron della “Ginestra” Nico Giacomel confessando la sua innata voglia di sperimentare e ricercare e tentare nuovi abbinamenti, anche arditi, con tutti i tipi di tartufo che Acqualagna offre tutto l’anno. Ma forse le cose più importanti sono state dette, come spesso succede, a tavola. E’ lì, davanti alle terrine di fonduta con radicchio e tartufo bianco, una delle ultime invenzioni del mercuriale Nico, Sergio Bozzi, dirigente del Servizio Agricoltura della Regione Marche, ha svelato i progetti legati al prezioso tubero. Prima di tutto, difendere e valorizzare il tartufo marchigiano come prodotto tipico, “usarlo” come veicolo di turismo rurale e culturale, tra non molto, infatti, verranno studiate e varate le “Vie del tartufo”. Puntare moltissimo sulla ricerca, avvalendosi del Centro sperimentale di coltura del tartufo di Sant’Angelo in Vado, sull’Università di Urbino e sul Cnr. In definitiva, il Re del bosco, legato all’alta gastronomia, sarà nel prossimo futuro il possibile traino per i prodotti locali, di territorio, tutti diversi, ma tutti marchigiani.

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Inserito da Redazione Amandola.com il 08-11-2000

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