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La frana è sotto sequestro


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Montefortino, indagini dei carabinieri per identificare i responsabili La Procura ha bloccato l’area per scoprire le cause MONTEFORTINO – Sta destando molto scalpore la gigantesca frana di terriccio che si è staccata da una collina, sotto il comune di Montefortino. L’intera area interessata dalla frana intanto è stata sottoposta a sequestro giudiziario con provvedimento emesso dal sostituto procuratore della Repubblica, Picardi. Sono intervenuti sul posto i carabinieri del nucleo di Montemonaco guidati dal comandante Valentino Izzo che hanno eseguito la decisione del giudice ponendo delle strisce di delimitazione del territorio che resta inaccessibile. Ora si sta facendo l’indagine per verificare le motivazioni specifiche dell’accaduto ed individuare le eventuali responsabilità. Per tutta la durata del sequestro quindi non potranno essere effettuati degli interventi sul posto. Solo quando questo terminerà potranno essere iniziati i lavori di ripristino e bonifica della zona. Innanzi tutto dovranno essere adottati tutti gli accorgimenti necessari per garantire la pubblica sicurezza, facendo in modo da eliminare i rischi di ulteriori smottamenti che potrebbero addirittura investire la strada provinciale sottostante rendendola inagibile al traffico e con grave pericolo per gli automobilisti. Successivamente dovranno essere rimosse le numerose tonnellate di materiale fangoso che si è riversato sulla parete della collina. Il fatto si profila sempre più come un vero e proprio disastro ambientale. Infatti la portata dello smottamento è di entità sbalorditiva. Circa dodicimila metri cubi di fanghiglia si sono riversati dalla collina verso la valle per una lunghezza di oltre un centinaio di metri andando a lambire il fiume Tenna e salvando per poco la strada provinciale che collega Amandola con Montefortino. Sembra confermarsi sempre più che la causa dell’accaduto sia dovuta al riempimento di limo e materiale simile dell’enorme cavità posta sopra al colle. Questa specie di cratere infatti era una ex cava di breccia che, dopo essere stata sfruttata al massimo, è stata ricomposta con materiale terroso. Tra le ipotesi più accreditate sulle cause dell’accaduto, si fa sempre più strada quella che farebbe risalire la frana alla fragilità di una vasta area di terreno collinare, dovuta probabilmente a questo riempimento di terriccio dell’ampia cavità che si era formata col prelevamento di una gran quantità di breccia.F.M. stampa l’articolo invia ad un’amico e-mail : info@corriereadriaticonline.it Corriere Adriatico – via Berti, 20 – Ancona – Tel. 071.4581 – Fax 071.42980

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Inserito da Redazione Amandola.com il 13-12-2003

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