L’isola felice del Sindaco Rossi
L'isola felice del sindaco Rossi AMANDOLA — Il territorio di Amandola, pur rientrando nell'area protetta del Parco e costituendone l'accesso dal maceratese, gode di «maggior respiro e autonomia». Anzi quest'appartenenza, sostiene Carlo Rossi sindaco al primo mandato, dovrebbe essere un vantaggio, un incentivo allo sviluppo sostenibile delle risorse turistiche. Ma a parte il solito ritornello, ed eccezion fatta per l'area protetta, Amandola è un “ibrido” ai margini della Sibilla e del Parco: è medio-collinare e insufficiente all'accoglienza turistica, mentre non le mancano velleità di centro culturale, artistico e persino industriale, che più l'assimilano ai tanti graziosi paesi dell'entroterra marchigiano. «A Maggio — dice Rossi — riapriremo lo storico teatro 'La Fenice' che sarà affidato a un gestore esterno e messo a disposizione di tutti; poi con la Regione recupereremo altre situazioni meritevoli». Il clou dell'attività culturale si riduce alla rivalutazione del Festival, cavalcando l'onda lunga del rinnovato interesse per il Mito della Sibilla e dedicandosi alle attività “ecologiche non inquinanti”, tanto di moda per accedere a buoni finanziamenti. Si vuol recuperare l'area compresa nella zona PIP di S. Ruffino, dice Rossi, per farne un polo artigianale in senso estensivo. Industrie per la trasformazione di carni biologiche, del legno, delle lane si sono prenotate per insediarsi entro due anni. Del resto, un Comune deve darsi da fare come può, se le industrie non investono perché le strade non esistono, se le attività agro pastorali non rendono, se aumenta l'esodo dei disoccupati, se l'edilizia langue in attesa del nuovo piano regolatore, se i decessi superano le nascite, se i presupposti per stimolare il turismo scarseggiano! «Per questo — dice Rossi, toccato nel vivo — cerchiamo di non farci sfuggire nulla!» Anche per quanto riguarda l'Ente Parco, il sindaco esce dal coro: dice che gran parte degli amandolesi lo hanno accolto di buon grado quale risorsa 'piovuta dal cielo' e da sfruttare al massimo. E ancora: «Ai disagi derivati dai pochi vincoli ambientali, si sono parallelamente sommati i finanziamenti alle attività ecocompatibili. Ad esempio, i 400 milioni stanziati per la definizione, entro l'anno, del Museo Antropogeografico che si avvarrà, non solo di statiche attività museali, ma anche di supporti didattici e multimediali». Sul nuovo Piano del Parco, invece, oscilla fra reticenza e buonismo: «Non conosco perfettamente il piano, non sono un tecnico. Ma, da quanto mi risulta, non dovrebbe incidere più di tanto sul tessuto del Comune. Il Piano del Parco è stato recepito non come 'soccombenza', ma a integrazione del nostro piano urbanistico. Né ci sono state grane: i nostri tecnici si sono consultati con quelli del Parco in piena armonia e non penso che abbiano rilevato vincoli maggiori, sarebbe assurdo!». Beato Lui! O forse spera di arrivare a nuovi accordi con Graziani per il finanziamento, quale Ente capofila, di ulteriori attività assistite? Oppure, più semplicemente, sapendo che Amandola ha fin qui fatto la parte da leone fra i comuni piceni del Parco, non vuole essere critico? Mi sbaglierò, ma credo d'intravvedere una cittadina che in realtà annaspa alla ricerca di un'identità che motivi l'inserimento in un Parco. E in tal senso tutto fa brodo, con la sicurezza di chi (fra i campanilismi altrui) sa di avere il campanile più grande. Mi sbaglierò di nuovo, però dubito che la Sibilla si lascererebbe imbalsamare nel “sistema” Antropogeografico del Museo di Amandola. Fra loro, c'è troppa incompatibilità di carattere. di Anna Maria Piscitelli
















































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