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Il sindaco Fedeli e i suoi progetti per il 2001.


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L’intervista. Il sindaco Ettore Fedeli e i suoi progetti per il 2001. Il tormentone della provincia, l’università, il consorzio «Così renderò la città accessibile» Contro l’isolamento, strade, ferrovia e ascensori dal terminal fino in piazzadal nostro inviatoSANDRO VACCHILa statua di bronzo di Sisto V sulla facciata del Palazzo dei Priori domina Piazza del Popolo. Ferma su Fermo, da quattro secoli: domina e osserva. La osserva anche il sindaco, Ettore Fedeli (Ds), affacciandosi alla finestra di un ufficio che è un’enciclopedia araldica, letteralmente rivestito com’è, soffitto compreso, degli stemmi dei governatori che ressero la città marchigiana. Una città che rivendica un ruolo perduto a vantaggio di Ascoli. E che, soprattutto, da dieci anni lotta per diventare provincia, soffrendo di un non nascosto complesso d’inferiorità: capitale delle scarpe, ma decaduta amministrativamente, l’ultima roccaforte papalina se ne sta lassù in cima al colle in un isolamento sempre meno splendido col passar del tempo.Sindaco Fedeli, anche il 2001 comincia con questa storia della provincia, il tormentone di Fermo. Possibile che non se ne esca?«E’ la nostra prima rivendicazione e da tempo abbiamo cominciato a pensare in termini di capoluogo. Quaranta Comuni del Fermano sostengono questa istanza: per ragioni amministrative, per problemi di distanze da Ascoli. In fondo, questa era una provincia già spaccata ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno, il fiume Aso faceva da confine».Perché ci tenete tanto? Rivalità con gli ascolani?«Niente affatto. Ma Fermo ha caratteristiche molto diverse da Ascoli. Ed è capofila di un movimento che la vuole provincia, come capoluogo al servizio del territorio. L’università, ad esempio, non è di Fermo, ma di tutto il Fermano. Lo dimostra il fatto che tutti coloro che hanno studiato qui e preso un diploma di laurea hanno trovato impiego in imprese marchigiane».Imprese che si lamentano, però, dello stato delle infrastrutture, della viabilità carente…«E hanno ragione. Le strade sono antiquate, le infrastrutture carenti. C’è un casello autostradale a Pedaso, ma non a Fermo. Ed è carente la strada che collega il mare con la montagna, la Faleriense. Una volta esisteva una piccola ferrovia, la Porto San Giorgio-Fermo-Amandola, che però è stata smantellata tanti anni fa. Adesso c’è una mezza idea di ripristinarla».Sarebbe sufficiente? Nella zona della “filiera della calzatura” è un viavai continuo di autotreni.«E’ vero. Ed è drammatico, in un’area dove esiste un’impresa ogni dieci abitanti. Non solo scarpe, ma anche la Faam di Monte Rubbiano, che fabbrica auto e bici elettriche, anche il distretto del cappello di Montappone e Massa Fermana. Lì i Tir faticano, eccome. Ma se questa benedetta provincia non ce la danno, c’è il Consorzio.Che cos’è, esattamente?«Il Consorzio per lo sviluppo industriale del Fermano, appena costituito con l’adesione di 45 Comuni su 72 della provincia di Ascoli. Abbiamo il nulla osta di Provincia, Camera di commercio, Associazione industriali, Confapi e Cassa di risparmio. Lo scopo? Il Consorzio intende essere uno strumento per lo sviluppo industriale non soltanto del Fermano, ma di tutta la regione. Insomma, ha un ruolo di sostegno e sviluppo».L’università come può entrare in questa “nuova” fase di sviluppo?«Intendiamo coinvolgerla nel consorzio, che non sarà un carrozzone. A Fermo l’università ha cinquecento studenti. Abbiamo costruito uno dei maggiori successi di quest’amministrazione, in carica da sette anni, con un finanziamento ministeriale di diciotto miliardi per un “contratto di quartiere”. Si tratterà di recuperare zone degradate del centro storico. Ci siamo concentrati nell’area fra porta Santa Caterina e la piazza, dove esistono edifici molto importanti, i cui proprietari si sono impegnati al recupero. Avremo anche nuovi spazi per gli studenti e una nuova Casa dello studente».Spesa prevista, signor sindaco?«Dai quaranta ai cinquanta miliardi complessivi, con incentivi in conto interessi per i privati. Speriamo che quest’intervento faccia da volano per il recupero del centro nel suo complesso».Fermo ha un’antica tradizione di studi, non è così?«E’ nato qui il primo istituto tecnico industriale delle Marche, un’intuizione ottocentesca dei conti Montani. Enrico Mattei pescava nelle liste dei suoi diplomati. Negli anni Sessanta c’erano cinquemila studenti, oggi sono 1200 e costituiscono un serbatoio per le imprese marchigiane».Con Porto San Giorgio a pochi chilometri, penserete anche al turismo, no?«A un turismo culturale. Abbiamo valorizzato i cortili e le piazze della città con una rassegna teatrale estiva come “Le stanze della luna”. Ma il vero progetto potrebbe nascere sulla rocca di Monte Varmine».Di che cosa si tratta?«Il Comune ha ereditato una proprietà terriera di 720 ettari, con 38 case coloniche, da quello che era il brefotrofio di Fermo. Avremmo potuto venderla, ma pensiamo che esistano grandi opportunità di sviluppo nella Val d’Aso: un’azienda agraria con prodotti di qualità, un agriturismo, percorsi di trekking. Dovremo coinvolgere anche il consorzio in questo progetto».Salire a Fermo è una mezza impresa. Cosa pensate di fare?«Costruiremo gli ascensori dal parcheggio-terminal dei pullman fino alla piazza. L’accessibilità è la nostra seconda battaglia; la prima rimane quella per la provincia».

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Inserito da Redazione Amandola.com il 02-01-2001

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