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Il parco della Sibilla


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Il parco della Sibilla Basta il nome a evocare un luogo enigmatico e ammaliante: una terra d'incanti naturali e di incantesimi antichi, ma anche uno dei lembi più belli delle Marche e d'Italia dove la natura incorrotta si sposa al fascino della storia, che qui ha fremiti lontani. Siamo nell'alto Piceno, sui Monti Sibillini, il leggendario regno della Sibilla che aveva la sua dimora in una grotta nelle viscere della montagna, luogo di ritrovo nel corso dei millenni di streghe, negromanti, santoni, cavalieri erranti, viaggiatori curiosi e uomini di scienza alla ricerca di un sortilegio o di un contatto esoterico. E, soprattutto, desiderosi di scoprire i segreti più reconditi dei Monti Azzurri, come li chiamò Giacomo Leopardi, quando dalla non lontana Recanati ne ammirava l'incomparabile scenario che non ha nulla da invidiare alle Blue Mountains della Giamaica o a quelle degli Usa o del Canada. Molte favole sono sbocciate attorno ai Sibillini e alla fantomatica profetessa, un mix di fata benefica e maga crudele, e attorno al vicino Lago di Pilato, un'altra delle misteriose e seducenti attrattive di questa terra. Nelle sue gelide acque di origine glaciale si celerebbero le spoglie di Ponzio Pilato, giunte da Roma su un carro senza auriga trainato da due bufali. Signori incontrastati del territorio, i Monti Azzurri fanno da baluardo al Parco Nazionale dei Sibillini, creato per tutelare e valorizzare un ambiente ancora miracolosamente intatto. Fra i dirupi scoscesi, nel folto delle boscaglie, lungo le vallate dei suoi torrenti convivono — per usare un'immagine di sapore biblico — il lupo e l'agnello, ma anche l'aquila reale, il falco pellegrino, il cervo, il capriolo, l'istrice, il gatto selvatico, la martora, la volpe … Splendida la vista panoramica dal monte della Sibilla, a oltre 2000 m. d'altezza, nel cui grembo si cela la spelonca della mitica divinatrice, dalla quale, come narra un antico romanzo cavalleresco, il prode Guerrin Meschino scappò avventurosamente per non restare vittima della sua malìa. Tutti da godere gli antichi centri storici dei dintorni, specie Amandola, con le sue vetuste chiese, i palazzi e le botteghe artigiane dove gli ebanisti modellano ancora il legno con le tecniche tradizionali, ma anche Force e Comunanza, famose per la lavorazione del rame e del ferro battuto.

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Inserito da Redazione Amandola.com il 15-10-2001

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