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Festa di popolo per il Beato Antonio.


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Festa di popolo per il Beato Antonio. Il santuario di Amandola torna ad esporre il cuscino del Padre agostiniano morto nel 1450Una scena di altri tempi: tempi belli!Una cittadina, Amandola, capitale dei Sibillini; una giornata di pieno sole, quella di venerdì 25 gennaio; i monti innevati a portata di mano; il santuario del Beato Antonio, che brulica di gente; i paesani, che passeggiano in piazza; i mortaretti, che annunciano la festa; l`arcivecovo di Fermo mons. Luigi Conti, che scende tra la gente; la Confraternita del beato Antonio, che gli si fa intorno. Eppoi, la celebrazione eucaristica, i canti della corale La Ginestra, e quella tavola da benedire e riportare alla venerazione del popolo.Il tutto incentrato intorno al beato Antonio, padre agostiniano, umile fino a chiedere di essere seppellito nel pavimento, sotto ad una porta, in modo che tutti potessero calpestarlo.Lui, il Nubigero (dicono che comandasse agli elementi naturali), vissuto dal 1355 al 1450, grande testimone della fede, era solito poggiare il capo su un cuscino originale: quella tavoletta, appunto, di legno, comunissima, di nessun conto. Quella tavola, insieme al corpo incorrotto, é stata meta di pellegrinaggi. Non mancava mai chi ne staccasse un frammento per tenerlo su di sà©. Stacca oggi, stacca domani, si rischiava di perdere quel cuscino. Allora, i padri agostiniani pensarono bene nel `700 di murare la tavoletta all`interno della camera del Beato, dietro ad un dipinto. Restà lì, forse dimenticata, sino al 1857, quando padre Natali la riportà alla luce ma non alla venerazione del popolo. Oggi, a distanza di un secolo e mezzo, é stata deposta in una teca artistica, e la venerazione é subito ripresa. Con soddisfazione degli agostiniani, della popolazione, dell`attiva Confraternita guidata dal priore Valerio Carucci e dal motore Basilio Giacomozzi , che pensa ora ad un libro sui miracoli del Beato.Umiltà , preghiera e dialogo “ ha ricordato mons. Conti – sono il patrimonio spirituale che ha lasciato padre Antonio. Ed insieme, la speranza, che é certezza delle cose future.Fuori c`é il sole, c`é gente, c`é la bellezza della montagna azzurra. Non abbiamo diritto di essere tristi, ha detto ancora l`Arcivescovo. Abbiamo invece tutto il diritto ad essere felici. Come lo fu Antonio da Amandola, che guardava in alto, che sapeva cosa riempisse effettivamente il suo cuore.Una scena di altri tempi, dicevamo all`inizio. Una scena ottima per questi tempi. (a.le.)informazione.tv

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Inserito da Redazione Amandola.com il 28-01-2008

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