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Comuni a rischio di estinzione


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Mercoledì 18 Ottobre 2000 Secondo il coordinatore dello studio del Cresme, Sandro Polci, l’indagine è stata fraintesaNei Comuni a rischio estinzionec’è il segreto per il nuovo sviluppoHa provocato l’effetto contrario lo studio effettuato dal Cresme (Centro ricerche economiche-sociologiche e del mercato nell’edilizia) sulla situazione dei Comuni italiani. Gli studiosi non si aspettavano di certo una reazione del genere. Non se l’aspettavano certamente dai sindaci. Ma il messaggio lanciato dall’analisi commissionata da Legambiente e Confcommercio, mirava soprattutto alla valorizzazione di quelle realtà pressochè sconosciute e in cui è più difficile operare. Per questo il coordinatore del progetto ha voluto chiarire gli aspetti dell’indagine. di SANDRO POLCI*Il dibattito che ha accompagnato l’indagine nazionale sul disagio insediativo mi spinge ad una necessaria precisazione riguardante la metodologia d’indagine che, in un anno di lavoro, ha portato all’analisi degli 8.096 comuni nazionali attraverso ben 53 indicatori (Fonte Ancitel) raggruppati in 7 famiglie principali (dati strutturali e di popolazione, istruzione, assistenza sociale e sanitaria, produzione, commercio e pubblici esercizi, turismo e ricchezza). Tale analisi ha individuato 9 gruppi omogenei di comuni connotati al loro interno da forti peculiarità. Tre di questi presentano caratteri preoccupanti di “disagio insediativo” (cioè maggiori ostacoli nello sviluppo rispetto agli altri): 2.830 comuni che, solo con alcuni cenni, sono: pari al 35% del totale- risiede soltanto l’8,7% della popolazione; con un reddito medio del 26% inferiore alla media nazionale; con l’1,5% di laureati contro il 3,6 medio; con meno di un terzo di occupati nel settore privato; pochi addetti al commercio e un +14% di partite Iva che, però, guadagnano il 40% in meno della media, ad indicare la polverizzazione della struttura produttiva in piccole e piccolissime unità locali. Tali comuni non ricalcano la sempre citata “questione meridionale”, poiché se anche sono numerosissimi nel Mezzogiorno d’Italia essi punteggiano tutto l’arco appenninico e alpino, le isole e si tematizzano, molto schematicamente, per la povertà nel sud, la vecchiaia nel centro nord e il rischio staticità, sociale ed economica, nel centro e in altre realtà sparse. Per sgombrare il campo da equivoci, va precisato che tali aree fragili non possono essere il frutto di una breve e recente stagione politica, ma parliamo di una lenta stratificazione, come nel caso dell’invecchiamento della popolazione, e che, fra questi comuni, vi sono vitalissime realtà locali che hanno saputo trovare indirizzi già capaci di dare risposte economicamente e imprenditorialmente positive al mutare dei tempi. Dunque tale elenco, più che essere “Lista nera” presenta la mappa dei “Talenti sotterrati”, cioè di quelle numerose realtà che, nonostante momenti di vitalità, hanno bisogno di una politica di sostegno organica e di scala nazionale in grado di supportare gli amministratori locali nella concertazione dal basso del proprio sviluppo con un orientamento di scala più vasta. E’ il marketing territoriale che deve assumere i punti di forza e coordinarli secondo un disegno unitario rivolto ad uno sviluppo che, nell’attuale congiuntura (prevalere dell’economia della conoscenza, turismo prima impresa mondiale, recupero dei fattori di identità culturale/eno-gastronomica/delle produzioni tipiche artigianali ed agricole) vede: risorse già disponibili per la manutenzione del territorio (il ticket delle emergenze ambientali vale ogni anno in Italia 6/8.000 miliardi: 1) non è meglio mantenere, come i nostri vecchi insegnavano, invece che rimediare? Ad esempio coinvolgendo nelle manutenzioni le piccole imprese agricole, rivolgendoci al monitoraggio permanente. 2) Enormi potenzialità per il turismo rurale e naturalistico (finalmente destagionalizzati) che facciano leva sulla qualità diffusa dei centri minori, attraverso l’ottimizzazione nell’uso del patrimonio edilizio parzialmente o non utilizzato (camera e colazione), la creazione di servizi di qualità nei quali assorbire i sempre più numerosi giovani per ciò formati; 3) potenziamento per gli esercizi commerciali per ridurre il rischio marginalizzazione (augurabile esenzione dai tributi regionali e convenzione con soggetti pubblici e privati per espletare funzioni aggiuntive). Peraltro il convegno svoltosi a Roma sulle tesi dell’indagine, ha visto i ministri competenti esprimere il loro diretto impegno, preso di fronte a numerosi amministratori locali e responsabili nazionali delle associazioni di categoria, per un intervento concreto e fattivo. (* consiliere delegato Serico-Gruppo Cresme) ——————————————————————————–

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Inserito da Redazione Amandola.com il 18-10-2000

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