«Caro Di Stefano dì la verità»
AMANDOLAL’ex sindaco Rossi replica alle accuse lanciate dal direttore artistico del Festival. «Voleva 40 milioni: prendere o lasciare» «Caro Di Stefano dì la verità» AMANDOLA — «Non volevo entrare nel merito della rassegna Amandolafestival, ma per le bugie di uno dei direttori artistici, sono costretto a togliermi dei sassolini».L’ex sindaco Franco Rossi replica a Marco Di Stefano circa le gestioni della rassegna amandolese. «La storia non si inventa, qualcuno può provare a manipolarla, ma cinque anni sono pochi per far credere alla gente quello che ancora non è postumo. Nel ’99, l’amministrazione entrante, da me guidata, chiamò Di Stefano e nell’unico incontro che fu fatto, in presenza di tutti gli assessori, si affrontò un solo argomento: l’eventuale riconferma del direttore artistico unitamente ad altre persone (Avelio Marini e Brigitte Christensen). Ci accorgemmo che il gruppo era inscindibile, oltre a 40 milioni di lire come cachet: prendere o lasciare. Come si può notare, non si imbavagliò nessuno, come ora vuole fare intendere Di Stefano; anche perché, a differenza di altri, l’amministrazione da me guidata non ha mai interferito sulle scelte artistiche. Vale solo la pena ricordare che, al contrario, qualcun altro si fece promotore di incontri con la Regione ed altri esponenti politici (non solo marchigiani) per impedire che Amandola potesse avere il suo festival guidato da altri. Si può essere d’accordo o meno, ma l’unica verità è quella che per cinque anni si è sempre dato addosso ad una manifestazione che doveva essere invece monopolizzata, ed ancora oggi lo si continua a fare. Sfido chiunque, con prove e documento alla mano, a dimostrare il comportamento scorretto ed antidemocratico dell’amministrazione Rossi, che non si è mai permessa di criticare i 15 anni di festival precedenti, come purtroppo si sta facendo ora, con dovizia e con ogni mezzo, nei confronti del festival che, dal 2000 al 2003, ha diretto Pepi Morgia. Colgo l’occasione per ringraziare Morgia, per la sua integrità di artista e soprattutto di uomo». Infine, Rossi dà un consiglio a Di Stefano: «Occorre fare autodifesa, ma dire la verità o, meglio ancora, stare zitti e fare il proprio lavoro, se si crede in quello che si propone, facendo giudicare il pubblico vero».Fabio Paci
















































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